• Inchiesta Dataroom, Gabanelli: Fondazione Patrimonio Ca’ Granda modello di gestione del bene pubblico

“Il patrimonio pubblico rurale può rendere, il modello da seguire è quello del Policlinico di Milano” che ha affidato la gestione del più grande patrimonio agricolo d’Italia alla Fondazione Patrimonio Ca’ Granda. Lo scrive il Corriere della Sera nell’inchiesta sulla gestione dei terreni donati agli ospedali lombardi nella rubrica Dataroom, a firma di Milena Gabanelli e Simona Ravizza.

“Per decenni – scrive il quotidiano di via Solferino – la strategia dell’ospedale è stata quella di trasformare oltre un milione di aree agricole in edificabili per tentare di venderle, e poi di minimizzare i costi di manutenzione delle cascine affidandoli agli affittuari in cambio del raddoppio della durata degli affitti (fino a 30 anni al posto di 15), senza però andare a vedere «se» i lavori vengono eseguiti e «come»”.

 

A causa della malagestione e dell’incuria il patrimonio, si legge nell’inchiesta (“7.880 ettari di terreni tra il Ticino e l’Adda, 100 antiche cascine, chiese e oratori donati in 6 secoli da Papi come Paolo III, Paolo IV, Pio IV, nobili come il duca Francesco Sforza fondatore dell’ospedale, imprenditori, da tante famiglie benestanti, e persino Napoleone che in segno di gratitudine per avere curato i soldati francesi regala l’Abbazia quattrocentesca di Mirasole e i poderi intorno”), perde gran parte del suo valore fino a dimezzare gli introiti dei canoni di affitto, oltre all’incuria che coinvolge le cascine.

Per questo, continua ancora il servizio di data journalism del Corriere, “nel 2002 un’ispezione del Ministero dell’Economia e Finanze rileva che la conservazione del patrimonio è a rischio e suggerisce di affidare la gestione a un ente slegato dall’amministrazione sanitaria”. È questo l’inizio della storia della Fondazione Patrimonio Ca’ Granda che nel nome riprende il modo in cui la popolazione chiamava l’antico Ospedale Maggiore di Milano, la “grande casa” dei milanesi che accoglieva e curava tutti, e il suo immenso patrimonio rurale, donato da tanti benefattori fin dal 1456.

 

 

Il modello Fondazione Patrimonio Ca’ Granda

L’approfondito articolo di Milena Gabanelli ripercorre la storia della Fondazione, dai suoi inizi fino agli ultimi progetti innovativi che l’hanno portata alla ribalta dei media nazionali come modello di buona gestione.

“Da febbraio 2015 diventa operativa la Fondazione Patrimonio Ca’ Granda diretta da Achille Lanzarini“, aggiungono Gabanelli e Ravizza. “Alla Fondazione vengono dati in usufrutto i terreni per 30 anni, mentre l’ospedale resta il proprietario e il cda di entrambi è lo stesso (ai suoi vertici si succedono l’ex leader di Cl Giancarlo Cesana e il leghista Marco Giachetti). Con il rinnovo dei contratti scaduti, i canoni passano da 3,7 milioni di euro nel 2014, a 5 milioni nel 2021. Vengono rilevati 30 milioni di danni in mancate manutenzioni, ma a fine 2021 i lavori già eseguiti sono per 12 milioni”.

Le risorse per la salute di tutti

Importante l’aumento costante degli utili per portare risorse all’ospedale e, di conseguenza, per migliorare la salute di tutti, continuando la tradizione di bene della Ca’ Granda, eccellenza da 6 secoli di accoglienza e cura: “Vengono venduti 40 ettari di aree edificabili per 10 milioni di euro, che utilizzerà il Policlinico per completare la costruzione del nuovo Pronto Soccorso, e in parte la Fondazione per ridimensionare i costi dell’Imu, scesi a 250 mila euro. I ricavi, complessivamente, passano dai 3,5 milioni del 2015 ai 5,6 del 2020 (+ 63%), e l’utile netto in sei anni arriva a 5,5 milioni di euro”.

Al primo posto i fondi per la ricerca, 4,2 milioni di euro. L’articolo del Corriere della Sera elenca anche alcuni progetti dei finanziati (tutti consultabili sul nostro sito nella sezione impatto sociale:

  • 1.400 m2 di nuovi laboratori di ricerca (700mila euro);
  • un nuovo centro informatico per l’elaborazione big data (700mila euro);
  • 15 grant per ricercatori (2,2 milioni euro);
  • nuovi ambulatori per bambini ipoacustici;
  • family room in terapia intensiva pediatrica;
  • nuove sale parto (100mila euro);
  • il restauro dell’archivio storico (520mila euro).

I progetti innovativi della Fondazione

Tra le attività di gestione innovativa e profittevole del patrimonio rurale dell’ospedale di particolare rilevanza la filiera corta, con prodotti genuini provenienti dalle antiche terre donate alla Ca’ Granda.

“Viene creato il marchio dei prodotti alimentari Ca’ Granda, che la Fondazione concede in licenza d’uso in cambio di royalties sul venduto. Nel 2021, con questo marchio, sono state acquistate solo a Milano 600.709 confezioni di latte bio e 21.380 di riso Carnaroli”, continua l’inchiesta.

L’impegno per l’ambiente

La Fondazione Patrimonio viene anche citata anche nel suo impegno per la tutela della natura e dell’ambiente. “Tra i principali progetti realizzati ci sono 15 km di corridoi ecologici con 5.000 nuove piante (342mila euro); la creazione di itinerari accessibili ai visitatori e scolaresche lungo l’intero ecosistema; eventi turistici (300mila euro), la realizzazione di un’oasi ambientale da 40ettari (248mila euro)”.

Questo l’elenco riportato in grafica nell’articolo citando il nostro bilancio sociale.

Progetti Fondazione DataRoom Corriere

Gabanelli scrive così del modello della Fondazione Patrimonio Ca’ Granda e la sua gestione del più grande patrimonio rurale pubblico d’Italia.

Risultati raggiunti grazie alla dedizione e passione di ogni persona che lavora in Fondazione. Una squadra affiatata fatta di professionisti competenti, responsabili e con senso del dovere verso benefattori e cittadini.

Persone che ogni giorno, lontane dai riflettori, grazie al loro quotidiano impegno, rendono possibili progetti straordinari per il bene comune. E vederli citati come esempio virtuoso da una giornalista seria e rigorosa, riconosciuta da tutti come esempio di imparzialità nel denunciare gli sprechi e i disservizi del nostro Paese è, senza alcuna piaggeria, una bella soddisfazione.