Il Foglio racconta il “caso Ca’ Granda”: un patrimonio che torna a generare valore

Dalle donazioni dei milanesi alla valorizzazione del patrimonio, dalle risorse per il nuovo Policlinico alla gestione di 8.400 ettari di terre agricole. Il Foglio dedica un approfondimento alla storia della Ca’ Granda e a un modello che oggi può mettere le proprie competenze a disposizione di altri enti pubblici.

“Abbiate cura di ciò che vi è stato donato“.

Parte da queste parole l’articolo che Il Foglio del 22 ottobre 2026 dedica al “caso Ca’ Granda”. Una frase che un tempo compariva sotto il grande orologio dell’Ospedale e che oggi è diventata il motto di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda.

Nel suo approfondimento, il giornalista Davide Perillo ripercorre una storia che inizia molto prima della nascita della Fondazione e che lega da secoli patrimonio, cura e città.

Un patrimonio nato dalle donazioni

La storia comincia nel 1456 con la fondazione dell’Ospedale Maggiore voluto da Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti. Nei secoli, cittadini, famiglie e benefattori hanno affidato all’Ospedale terreni, cascine, abitazioni, palazzi e altri beni perché contribuissero alla sua missione di cura.

È così che si è formato un patrimonio straordinario: 8.400 ettari di terreni agricoli, circa un centinaio di cascine, quattro chiese e un’abbazia.

Come ricorda nell’articolo Achille Lanzarini, Direttore Generale e Operativo di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, l’Ospedale è diventato grande anche grazie a questo rapporto con Milano e con i suoi cittadini.

Per secoli la gestione del patrimonio non è stata un’attività accessoria: rappresentava uno dei fondamenti economici degli antichi ospedali, vere e proprie “imprese pubbliche di carità”.

Con l’evoluzione del sistema sanitario e, in particolare, con le riforme degli anni Settanta, il finanziamento pubblico della sanità ha progressivamente ridotto il ruolo economico diretto del patrimonio. Nel tempo sono diminuite anche le competenze dedicate alla sua gestione e immobili e terreni hanno cominciato a richiedere importanti risorse per manutenzioni e regolarizzazioni, a fronte di rendimenti spesso molto bassi.

La sfida del nuovo Policlinico

Una svolta arriva nel 2010, quando la realizzazione del nuovo ospedale richiede al Policlinico di reperire direttamente una parte significativa delle risorse necessarie.

Il tema diventa allora come valorizzare il patrimonio senza limitarsi a una semplice massimizzazione economica attraverso la vendita dei beni.

Il percorso scelto è diverso.

Come sintetizza Lanzarini nell’articolo, “Abbiamo trasformato il mercato in advisor”: invece di partire da una soluzione già definita, il Policlinico ha chiesto agli operatori di proporre modelli di valorizzazione.

Nasce così il Fondo Immobiliare Ca’ Granda: una parte degli immobili viene riqualificata e valorizzata per contribuire alle risorse necessarie alla costruzione del nuovo ospedale, mentre centinaia di abitazioni ristrutturate vengono destinate anche al social housing.

Una scelta che ha consentito di trasformare un patrimonio che richiedeva ingenti risorse in uno strumento nuovamente capace di contribuire alla missione dell’Ospedale.

Dai palazzi alle campagne

Per descrivere questo ritorno alla funzione originaria del patrimonio, Lanzarini richiama una frase di Gaudí: “L’originalità è tornare alle origini”.

Ma, come sottolinea Il Foglio, questa è soltanto la prima parte della storia.

La seconda si svolge nei campi.

Nel 2014 nasce Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, con la missione di gestire e valorizzare il grande patrimonio agroambientale legato al Policlinico di Milano e far sì che continui a generare risorse per la ricerca, la cura e le attività dell’Ospedale.

Gli 8.400 ettari e le cascine distribuiti in numerosi comuni presentavano problemi non molto diversi da quelli affrontati nel patrimonio immobiliare urbano: contratti da aggiornare, fabbricati da manutenere, situazioni catastali da regolarizzare e un patrimonio naturale e produttivo da conoscere meglio e valorizzare.

Da qui è iniziato un percorso fatto di interventi concreti.

Sono state affrontate oltre 1.200 pratiche di regolarizzazione di terreni e fabbricati, approfondita la conoscenza della qualità dei suoli e avviato un lavoro sistematico sulla rete irrigua.

Sull’acqua, in particolare, sono stati realizzati interventi per ridurre le perdite, installati sensori e centraline e sviluppati strumenti digitali per monitorare e gestire in modo più efficiente la risorsa idrica.

Agricoltura, ricerca e biodiversità

La valorizzazione economica è stata accompagnata da una crescente attenzione alla qualità agricola e ambientale del patrimonio.

Il confronto con Coldiretti, Confagricoltura e CIA ha contribuito alla revisione dei rapporti con le aziende agricole e all’adeguamento dei canoni, con effetti positivi sui ricavi della Fondazione.

Parallelamente sono nati programmi dedicati alla qualità dei suoli, alla gestione sostenibile dell’acqua e all’incremento della biodiversità, insieme ad attività formative rivolte alle aziende agricole e a iniziative per scuole, famiglie e cittadini.

La Fondazione ha inoltre creato il progetto dei prodotti a marchio Ca’ Granda, portando latte e riso provenienti dalle proprie filiere anche nella grande distribuzione e trasformando ancora una volta il patrimonio agricolo in una risorsa capace di sostenere la missione del Policlinico.

Oasi Ca’ Granda: il patrimonio diventa esperienza

Tra gli esempi ricordati nell’articolo c’è anche Oasi Ca’ Granda, nata alle porte di Milano dalla valorizzazione di circa 45 ettari del patrimonio agricolo.

Un progetto che integra attività agricola, rinaturalizzazione, biodiversità e fruizione pubblica.

È quella che Lanzarini definisce “la ciliegina sulla torta” del percorso di valorizzazione agroambientale.

L’Oasi è diventata un luogo nel quale il patrimonio della Ca’ Granda può essere conosciuto e vissuto direttamente attraverso attività, visite ed esperienze nella natura. Nel 2025 ha accolto circa 35.000 visitatori.

Non soltanto, quindi, un bene da amministrare, ma un patrimonio capace di creare nuove relazioni con la città e con le persone.

Dieci anni di crescita a beneficio del Policlinico

Il percorso di valorizzazione ha prodotto risultati anche sul piano economico.

Come ricorda Il Foglio, nell’arco di dieci anni i ricavi della Fondazione sono passati da circa 3,3 a 7,1 milioni di euro, mentre l’utile netto è cresciuto da circa 735 mila euro a 2 milioni.

Nello stesso periodo la gestione del patrimonio ha generato risorse per il Policlinico e ricadute economiche anche sui territori nei quali si trovano terreni e immobili della Ca’ Granda, attraverso imposte e attività legate alla gestione del patrimonio.

È la dimostrazione di come la valorizzazione possa tenere insieme sostenibilità economica, tutela del territorio e funzione sociale.

Un’esperienza che può essere messa in comune

L’ultima parte dell’articolo guarda al futuro.

Su richiesta di Regione Lombardia, Fondazione Patrimonio Ca’ Granda ha recentemente modificato il proprio Statuto per poter mettere le competenze maturate nella gestione e valorizzazione dei patrimoni agricoli a disposizione degli enti del sistema regionale lombardo e degli altri enti pubblici vigilati dalla Regione.

La collaborazione potrà avvenire attraverso accordi di cooperazione tra amministrazioni previsti dalla legge 241/1990, con finalità di interesse pubblico e senza finalità di profitto.

Una prima interlocuzione è già stata avviata con ASP Golgi-Redaelli, che ha manifestato interesse ad approfondire la possibilità di una collaborazione per la gestione e valorizzazione del proprio patrimonio agricolo.

Come sintetizza Il Foglio, il “caso Ca’ Granda” potrebbe così diventare un’esperienza utile anche oltre i confini del patrimonio del Policlinico.

“Mettere in moto” le competenze del pubblico

È forse questo uno dei messaggi più interessanti che emergono dall’articolo.

La storia della Ca’ Granda racconta che anche un patrimonio pubblico complesso può tornare a essere una risorsa quando viene conosciuto, gestito e valorizzato con competenze adeguate e una visione di lungo periodo.

Achille Lanzarini lo sintetizza con poche parole:

“C’è dentro anche tanta competenza. E metterla in moto si può”.

Un principio che riporta ancora una volta al punto da cui tutto è partito:

“Abbiate cura di ciò che vi è stato donato”.

Per Fondazione Patrimonio Ca’ Granda significa continuare a custodire un patrimonio nato dalla generosità di chi, nei secoli, ha scelto di sostenere l’Ospedale di Milano, valorizzandolo perché possa ancora oggi produrre risorse per la cura e la ricerca e, allo stesso tempo, benefici ambientali, sociali ed economici per i territori e le comunità.

L’articolo “Il caso Ca’ Granda, che fa bene agli ospedali ma non solo quelli”, di Davide Perillo, è stato pubblicato da Il Foglio il 22 ottobre 2026.

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Una Ca’ Granda per le scuole

Per questo nuovo anno scolastico appena iniziato la proposta di attività in natura e in campagna alla Ca’ Granda è ricchissima. Si va da dalle escursioni nei parchi ai laboratori in classe, dalla formazione per gli insegnanti agli eventi in campo per gli alunni con le loro famiglie.

“Uscire dalla scuola ed entrare in natura” è il modo più immediato ed efficace per avvicinare bambini e ragazzi ai temi dell’ambiente e della sostenibilità, perché il contatto diretto e l’esperienza facilitano l’acquisizione non solo di conoscenze ma di consapevolezza e quindi di desiderio di attivarsi e prendersi cura della natura.

Preparazione delle piantine per l’orto didattico (Foto: Stripes)

Il patrimonio agroambientale della Ca’ Granda a disposizione della scuola non si trova “altrove”, ma “vicino”, spesso in città o alle porte della città. Nelle terre della Ca’ Granda una visita in fattoria didattica si trasforma in un’avventura alla ricerca delle erbe spontanee commestibili o alla scoperta della stagionalità dei prodotti della terra. Si fa conoscenza degli agricoltori e del lavoro in campagna, della vita degli animali e delle loro esigenze.

Il contatto con gli animali della fattoria alla cascina Battivacco

Ci sono luoghi, poi, come l’Oasi Ca’ Granda in cui si possono esplorare ambienti naturali come le aree umide o agricoli come la food forest e scoprire che sono tutti ricchi di biodiversità: da quella da avvistare col binocolo a quella minuscola che si rivela solo al microscopio!

I bambini e i loro insegnanti vengono sempre seguiti da educatori esperti o da guide escursionistiche ambientali. Il nostro territorio, infatti, offre scenari molto diversi e con le escursioni guidate si possono vivere esperienze istruttive e coinvolgenti sempre nuove.

Si può optare per un itinerario nella natura delle aree protette, tra i boschi e la vita selvatica della Valle del Ticino, oppure seguire percorsi legati alla storia e alla cultura locale e che toccano le cascine storiche della Ca’ Granda e l’Abbazia di Mirasole.

Cascina Cattabrega, Parco Agricolo Sud Milano (Foto: Nadia Marmondi)

Anche quest’anno, infine, alcune classi delle scuole primarie di Milano hanno la possibilità di prendere parte al progetto di educazione ambientale “Ca’ Granda 4KIDS” con un percorso articolato che prevede la formazione degli insegnanti, laboratori a scuola e uscite in natura.

Un’iniziativa totalmente gratuita grazie al sostegno di DS Smith Charitable Foundation

 

Per scoprire le iniziative Ca’ Granda Outdoor per grandi e piccoli clicca qui e iscriviti alla newsletter.

Patrimoni agricoli pubblici, Fondazione Patrimonio Ca’ Granda mette a disposizione il proprio modello di valorizzazione

Regione Lombardia ha approvato il nuovo Statuto di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda. Tra le principali novità è prevista la possibilità di mettere le competenze maturate nella gestione e valorizzazione dei patrimoni agricoli a disposizione degli enti del sistema regionale lombardo e degli altri enti pubblici vigilati dalla Regione, attraverso accordi di cooperazione tra amministrazioni.

L’iniziativa nasce da una richiesta di Regione Lombardia che ha richiamato il rilevante valore pubblico dei patrimoni agricoli posseduti da numerosi enti regionali e l’esperienza sviluppata da Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, costituita dal Policlinico di Milano per la valorizzazione del proprio ingente patrimonio rurale. Un’esperienza costruita in questi anni anche attraverso il confronto e la collaborazione con il mondo agricolo, le sue organizzazioni professionali, tra cui Coldiretti, Confagricoltura e CIA, e gli istituti di ricerca universitari.

Negli ultimi dieci anni la valorizzazione del patrimonio agricolo gestito da Fondazione Patrimonio Ca’ Granda ha generato quasi 40 milioni di euro a beneficio del Policlinico, tra contributi diretti prodotti dalla gestione e risorse derivanti dalla cessione di immobili non strategici per l’agricoltura. Parallelamente, la Fondazione ha sviluppato una crescente attività agroambientale, con progetti dedicati alla fertilità e alla qualità dei suoli, alla gestione della risorsa idrica e alla tutela e all’incremento della biodiversità.

Un’integrazione tra valore economico, funzione sociale e valore ambientale, come previsto dai principi degli articoli 9 e 44 della Costituzione: uso sostenibile del suolo, tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, del paesaggio e del patrimonio storico, con l’obiettivo di produrre benefici durevoli per le generazioni presenti e future.

Il nuovo Statuto offre agli enti interessati la possibilità, nell’ambito della loro piena autonomia gestionale e organizzativa, di avvalersi delle competenze specialistiche sviluppate da Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, con la finalità di concentrare le risorse degli enti sulle rispettive attività istituzionali e, al tempo stesso, assicurare ai loro patrimoni agricoli una gestione specializzata.

Il nuovo Statuto traduce questa possibilità nella facoltà di realizzare accordi di cooperazione tra enti pubblici ai sensi dell’art. 15 della legge 241/1990, fondati sul perseguimento congiunto di finalità di interesse pubblico e senza finalità di profitto, prevedendo esclusivamente il ristoro dei costi sostenuti per le attività oggetto della collaborazione.

«La richiesta di Regione Lombardia è un riconoscimento che accogliamo con grande responsabilità e spirito di servizio. In questi anni abbiamo cercato di dimostrare che un patrimonio agricolo pubblico può generare insieme risorse per la cura e la ricerca, qualità ambientale e valore per il territorio», dichiara Marco Giachetti, Presidente del Policlinico e di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda.

«Ora abbiamo la responsabilità di mettere queste competenze al servizio degli enti che riterranno utile avvalersene, con la stessa passione con cui abbiamo lavorato sul patrimonio del Policlinico: perché la valorizzazione di un bene pubblico abbia sempre come destinazione finale il beneficio delle persone e delle comunità», aggiunge Achille Lanzarini, Direttore Generale e Operativo di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda.

In questo quadro si colloca l’interlocuzione avviata con l’ASP Golgi-Redaelli, che ha manifestato interesse ad approfondire con Fondazione Patrimonio Ca’ Granda la possibilità di una collaborazione istituzionale per la gestione e valorizzazione del proprio patrimonio agricolo.

L’ASP ha richiesto l’avvio di attività preliminari e propedeutiche finalizzate a conoscere il patrimonio, l’attuale modello di gestione e i possibili ambiti di collaborazione. Gli esiti di questa fase costituiranno la base per le successive valutazioni degli organi competenti dei due enti sull’eventuale definizione di un accordo di cooperazione.

A dieci anni dall’avvio delle attività, la revisione statutaria aggiorna inoltre la descrizione della missione di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, rendendo più esplicita l’ampiezza del sostegno oggi assicurato al Policlinico di Milano — dalla ricerca alla cura, dall’innovazione alle strutture e al patrimonio storico — e rafforza il raccordo istituzionale con il Fondatore attraverso il completo allineamento dei rispettivi Consigli di Amministrazione.

Credit foto: Gabiele Peluffo