• Un Patrimonio per la Ricerca, un nuovo modello 3D per combattere la SLA

Tra le malattie neurodegenerative, una delle più tristemente conosciute è la sclerosi laterale amiotrofica, la SLA. Colpisce prevalentemente persone adulte e si stima che in Italia siano circa 6.000 le persone affette da questa malattia che ad oggi ancora non ha una cura.

Per aiutare a combattere la SLA e dare una speranza ai pazienti (e alle loro famiglie), la Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, all’interno del Bando della Direzione Scientifica della Fondazione IRCSS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, ha finanziato una ricerca che potrebbe portare a nuovi importanti passi avanti nella lotta contro questa malattia del motoneurone.

Il progetto – a cui sono stati destinati 100.000 euro – si chiama “3D modelling of neuromuscular unit to discover pathogenetic mechanisms and therapeutics for motor neuron diseases” ed è coordinato dalla prof.ssa Stefania Corti, neurologa dell’ospedale e professore associato di Neurologia all’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il prof. Yvan Torrente.

Prof.ssa Corti, che tipo di malattia è la SLA?

La SLA è la più frequente malattia del motoneurone dell’adulto. L’età di insorgenza è intorno ai 60 anni, ma a volte anche ai 50, quindi nel pieno dell’attività lavorativa, della vita sociale e causa una progressiva paralisi muscolare, con un decorso di pochi anni dall’insorgenza della malattia. Dalla diagnosi, il decorso può essere da 1, 3, 5 anni con un exitus legato all’insufficienza respiratoria. Siccome nella maggior parte dei pazienti le capacità cognitive sono integre, il paziente rimane letteralmente paralizzato e imprigionato nel suo corpo. Purtroppo attualmente non esistono cure efficaci contro questa malattia, per questo è necessaria la ricerca.

Qual è l’obiettivo del progetto finanziato dalla Fondazione Patrimonio Ca’ Granda?

Il progetto ha come obiettivo quello di sviluppare un nuovo modello cellulare tridimensionale della SLA; in particolare vogliamo sviluppare un modello di giunzione neuromuscolare 3D, attraverso una nuova tecnica: si tratta di una creazione di cellule organizzate tridimensionalmente che riproduce la giunzione tra i motoneuroni e il muscolo, ossia il punto dove inizia probabilmente la malattia. Questo ci consentirà di studiare e di testare nuovi approcci sia molecolari che farmaceutici.

Perché questo progetto è innovativo?

Il nostro progetto è innovativo perché crea una struttura in vitro, tridimensionale, di una struttura importante del sistema nervoso con l’obiettivo di testare delle nuove strategie terapeutiche su questa struttura. L’originalità, rispetto a quanto presente finora nella letteratura scientifica, risiede nella creazione di un modello tridimensionale, che tecnicamente viene chiamato “organoide”. Abbiamo così un’unione tra i neuroni tridimensionali e il muscolo, creando un modello nuovo rispetto a quando studiato finora. Non esistono infatti attualmente dei modelli che siano in grado di riprodurre quello che avviene nell’uomo. Per questo ci aspettiamo che, laddove ci sia un modello valido, ci possa essere anche un avanzamento nell’ambito terapeutico.

Cosa ne pensa del ruolo di Fondazione Patrimonio Ca’ Granda alla ricerca del Policlinico?

Fondazione Patrimonio Ca’ Granda è una Fondazione a sostegno della ricerca scientifica del Policlinico ed è particolarmente interessante il suo modello di investimento: attraverso la gestione e valorizzazione del patrimonio rurale c’è un importante ritorno alla ricerca. Penso davvero che questo modello incarni l’idea green di cui si parla tanto oggi, dall’agricoltura alla ricerca, in modo sostenibile; è molto utile alla nostra ricerca essere sostenuti concretamente, così da progredire il più rapidamente possibile per poter dare delle risposte ai nostri pazienti.